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Storie di mercati contadini e di consumi alimentari

L'andamento dei consumi negli ultimi 50 anni è radicalmente cambiato ed è in costante e continua evoluzione: si è passati dagli anni in cui la spesa media mensile alimentare era più del 50% del totale ad ora, in cui copre solo una piccola parte del totale complessivo dei nostri acquisti.


Anche i modelli di consumo sono molto differenti, il tempo è diventato una risorsa preziosa e sempre più scarsa favorendo tutti quei prodotti con una componente di servizio elevata (piatti pronti, preparati, prelavati, pre-affettati, ecc.). La spesa è diventata “smart”, la maggior parte delle catene dei supermercati hanno implementato un servizio di consegna a domicilio, almeno nelle grandi città. Tutto a portata di un click.
 
Il consumatore negli anni si è abituato ad avere tutto, a prezzi molto più che accessibili, addirittura sottocosto, dimenticando che i prodotti agroalimentari sono “vivi” e la qualità ha un prezzo.

Nuove abitudini
Nelle ultime settimane le spese degli italiani hanno cambiato radicalmente faccia oltre ad aver subito un aumento davvero consistente. I consumatori, costretti a rimanere in casa e ad acquistare solo beni di prima necessità, hanno alterato i loro normali ritmi.
A inizio chiusura sono cresciute in maniera drastica le scorte di pasta, riso, scatolame e altri prodotti a lunga conservazione. Ora, dopo più di 1 mese di quarantena si riempiono i carrelli con la farina e il lievito di birra, uova, zucchero. Anche il vino torna a crescere dopo anni di diminuzione dei consumi. Ma soprattutto è radicalmente cambiata la modalità di approvvigionamento. Nel corso delle settimane sono cresciute le restrizioni, così come l’invito a rimanere a casa. Per questo c’è stato un boom assoluto delle consegne a domicilio, tanto che tutte le catene dei supermercati non sono state in grado di reggere un aumento della domanda così drastico, lasciando spazio anche ai negozi di prossimità e alle piccole aziende agricole di effettuare consegne a domicilio. Questo in risposta anche ad un altro importantissimo fattore: la chiusura dei mercati contadini. In Lombardia, ad esempio, ce ne sono più di 100 che negli ultimi anni hanno dato lavoro a tanti piccoli agricoltori che basano le loro produzioni su questo canale di vendita, e così ora si trovano con moltissime scorte che non possono vendere.

La cultura dei mercati
I mercati contadini sono nati per andare incontro alle esigenze di una fascia di popolazione che cerca prodotti genuini e, soprattutto, un contatto diretto con la campagna e con chi lavora la terra. Danno la possibilità al consumatore di reperire una vasta quantità di prodotti direttamente dal contadino che li produce senza dover cercare per aziende agricole per acquistare tutta una serie di prodotti differenziati ma che vengono dalla terra: ortofrutta, lattiero-caseario, prodotti da forno e pasta fresca (con farine di grani antichi o coltivati in loco), carni, miele, prodotti trasformati, vino, birre artigianali, ecc.
Grazie alla nascita dei mercati contadini la campagna è arrivata in città fornendo così un servizio alla cittadinanza. Andare al mercato contadino non è solo andare a fare la spesa: significa immergersi nella realtà di chi produce e porta tutte le settimane nei banchi i frutti del suo lavoro. Significa instaurare un rapporto di fiducia con il produttore ed umanizzare, non mercificare, il cibo. Elemento sacro della nostra esistenza che viene spesso scambiato come un qualsiasi bene di consumo “una commodity”. Non tutto, infatti, si trova in qualsiasi periodo dell’anno. Si impara a capire che il cibo è un prodotto deperibile il cui approvvigionamento è dovuto ai cicli della natura: pioggia, gelo, aridità, caldo eccessivo ne modificano rese e disponibilità. Inoltre, il mercato permette di mantenere in vita aziende di piccole dimensioni che difficilmente rimarrebbero operative altrimenti.

I benefici
Il mercato è un vantaggio da diversi punti di vista: innanzitutto permette di incentivare l’economia rurale e di preservare il patrimonio naturalistico con evidente beneficio per tutta la comunità.
Infatti, uno dei problemi principali per la salvaguardia del territorio è l’abbandono delle campagne e, quindi, della “manutenzione” di tutti gli ecosistemi che vanno preservati per evitare che accadano “disastri ambientali” come il dissesto idrogeologico.
Inoltre, gli agricoltori e i contadini sono anche i primi “custodi” di antichi saperi e tradizioni che altrimenti andrebbero perduti. Importantissima è anche la tutela della biodiversità agricola e naturale. I mercati contadini hanno assunto un’importanza sempre più rilevante come alternativa concreta alla spesa del supermercato.
Speriamo che possano riaprire presto, con le dovute misure di sicurezza (contingentamento, distanze di sicurezza, ecc.) e tornare ad essere una valida alternativa per tutti quei consumatori che cercano prodotti locali e sani e un approvvigionamento etico.

Riguardo l'autore

Maria Giovanna Righetto

Maria Giovanna Righetto

Area: Salute e benessere