Istruzione

La scuola italiana cerca insegnanti

Con la riapertura delle scuole si ripropone un serio problema che da qualche tempo affligge il comparto dell'Istruzione nazionale, vale a dire quello delle cattedre vuote e delle carenze d'organico.
Quest'anno, poi, il quadro si prospetta critico come non mai, tanto è vero che il Ministero dell'Istruzione ha dovuto annunciare l'assunzione di oltre 50.000 insegnanti che andrebbero ad aggiungersi ai quasi 700.000 già esistenti a ruolo.
Per comprendere il fenomeno è utile fare un piccolo passo indietro e spiegare il farraginoso e complesso meccanismo di reclutamento degli insegnanti presente nel nostro Paese.


Le graduatorie
Da moltissimi anni l’immissione in ruolo del corpo docente avviene tramite due canali: il primo è costituito dalle graduatorie di merito dei concorsi ordinari; il secondo dalle cosiddette GAE (Graduatorie ad Esaurimento), cioè liste provinciali di docenti abilitati, ordinati per classi di concorso sulla base dell’anzianità di servizio e dei carichi familiari.
 
Dopo l’entrata in vigore della Riforma della “Buona scuola”, entrambi i canali si sono letteralmente prosciugati.

Per quanto concerne il primo, i vincitori dell’ultimo concorso ordinario, proclamati nel 2016, si sono praticamente tutti collocati. Quanto al secondo, la maxi-sanatoria varata dal governo Renzi ha di fatto stabilizzato più di 100.000 precari.
Le prime graduatorie ad esser state svuotate, come facilmente prevedibile, sono state quelle matematico-scientifiche del Nord, ma via via l’assorbimento ha riguardato tutte le altre Regioni italiane, le materie umanistico-letterarie, fino ad interessare la categoria degli insegnanti di sostegno. La situazione potrebbe esser resa ancor più grave dall’introduzione di “Quota 100” che, unita alle domande ordinarie di pensionamento, aprirebbe un ulteriore buco in organico di 40/45.000 unità.

Il MAD
Stando così le cose, sarà inevitabile il ricorso ai supplenti annuali, cioè coloro i quali occupano la cattedra fino al termine delle attività didattiche (giugno/luglio). Essi provengono per lo più dalle graduatorie d’istituto riservate ai non abilitati oppure anche dalle cosiddette MAD (messe a disposizione), ovverosia delle candidature spontanee grazie a cui qualsiasi laureato in una disciplina coerente con le materie d’insegnamento può essere chiamato in aula.
Solo fino a pochi anni fa le MAD costituivano nel panorama didattico delle sporadiche eccezioni, oggi, invece, stanno diventando la norma per diverse cattedre concentrate in determinate aree del Paese, al punto da non potersi escludere l’utilizzo di studenti universitari e personale non laureato per fronteggiare l’emergenza.
Innanzi ad uno scenario così allarmante, l’Esecutivo aveva annunciato misure drastiche, tra cui alcune discutibili, come percorsi abilitativi straordinari basati unicamente sull’anzianità di servizio e perciò privi di un criterio selettivo a monte.
Le criticità evidenziate fanno capire come non ci sia più tempo da perdere e sia giunto il momento di ripensare completamente l’intero settore, a cominciare dalla necessità di dare prospettiva di carriera e crescita retributiva a chi è capace e meritevole, in modo da attrarre all’insegnamento i giovani laureati più preparati e qualificati.

Riguardo l'autore

Giovanni Pugliese

Giovanni Pugliese

Area: Diritto del lavoro, immigrazione, pari opportunità e politiche di genere