Investimenti sostenibili



Le origini
La persona che dispone di propri risparmi e decide di investirli non è solo un homo oeconomicus, ma ha dei suoi personali valori, per cui una delle sue strategie di investimento prevede di selezionare le imprese e affidare preferibilmente le proprie risorse a quelle che condividono i suoi stessi valori.
Le prime forme di investimento finalizzate a un obiettivo diverso da quello tradizionale di un soddisfacente rendimento economico erano fondate su principi etici o religiosi, tanto che è proprio con l’espressione investimento etico che in passato si è contrassegnata questa particolare tipologia di prodotti finanziari, prima della affermazione, nei tempi più recenti, delle denominazioni di investimenti sociali, investimenti sostenibili e responsabili (identificati in inglese con l’acronimo SRI ovvero Sustainable and Responsible Investing).
Storicamente si suole individuare i primi investimenti etici nei comportamenti di alcuni movimenti religiosi del Nord America che, nella seconda metà del XVIII secolo, si rifiutavano di investire risorse nel finanziamento di imprese che traevano profitti dalla tratta degli schiavi e dalla vendita di armi o che svolgevano altre attività contrarie alla morale cristiana. Nel periodo in esame, le  varie congregazioni religiose volevano estendere anche allo svolgimento delle operazioni finanziarie le convinzioni e i valori che guidavano ogni aspetto della loro vita: applicando come metodologia di selezione dei propri investimenti i criteri dell’esclusione (così detto negative screening),  convogliavano le proprie risorse verso il finanziamento di quelle imprese che per le attività economiche svolte e per le modalità di trattamento della forza lavoro impiegata rispettavano i valori etici che costituivano il motivo aggregante delle congregazioni medesime.  
In anni a noi molto più vicini, a fianco delle motivazioni religiose che hanno animato le prime forme di selezione degli investimenti, si sono imposte le rivendicazioni per il riconoscimento dei diritti civili e politici, il contrasto delle guerre, la lotta alle segregazioni razziali, la tutela dell’ambiente.

Lo sviluppo degli investimenti sostenibili
I sentimenti di indignazione e sfiducia verso il mondo delle imprese e l’industria finanziaria generatisi tra gli investitori a seguito delle numerose crisi economiche e finanziarie che, nei primi anni del terzo millennio, hanno colpito le economie di vari paesi e, più recentemente i cambiamenti climatici, hanno innescato la ricerca di un modello di sviluppo economico più sostenibile, determinando anche il ritorno della finanza alle sue radici e ai suoi originari criteri ispiratori. La finanza sostenibile, che si è andata sviluppando in tutto il mondo, si distingue da quella tradizionale perché, a differenza di quest’ultima, si pone come obiettivo non solo il raggiungimento di risultati economico-finanziari, ma anche il controllo e la gestione degli impatti sociali e ambientali prodotti dagli investimenti stessi in una prospettiva di medio e lungo termine. Il comune denominatore delle varie tipologie di prodotti della finanza sostenibile, che le differenzia da quelle della finanza convenzionale, consiste quindi nell’affiancare all’obiettivo di conseguire un risultato economico-finanziario soddisfacente altre finalità di natura sociale e ambientale.
Gli investitori responsabili, in particolare quando rivestono la condizione di investitori istituzionali, come banche, fondi pensione, compagnie di assicurazione, fondazioni, pretendono di essere informati in merito ai risultati extra-economici derivanti dalle loro scelte di portafoglio e di valutare e confrontare quanto conseguito con gli obiettivi originariamente prospettati: ne deriva una crescente pressione sui gestori di patrimoni e sulle organizzazioni finanziate, affinché queste ultime siano più trasparenti e complete nella loro rendicontazione degli aspetti extra finanziari delle loro attività.

Gli investimenti sostenibili e responsabili
Nel linguaggio comune questi investimenti sono identificati con diversi termini, che sono solo apparentemente sinonimi e che riflettono le specifiche finalità sottostanti: “investimenti sostenibili”, “investimenti etici”, “investimenti verdi”, green bond, social bond, social impact bond, “impact investing”.
Pur non essendosi ancora affermata una definizione di larga condivisione internazionale, può essere utile riprendere quella elaborata dal Gruppo di Lavoro del Forum per la Finanza Sostenibile, secondo la quale,  
“l’Investimento Sostenibile e Responsabile mira a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso attraverso una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo”.
Le istituzioni europee, proprio per sopperire alla mancanza di definizioni di ampia accettazione, stanno mettendo a punto una tassonomia che dovrebbe facilitare gli investitori in una consapevole e informata valutazione e scelta dei soggetti e delle iniziative di maggior sostenibilità verso i quali incanalare le loro risorse. La maggiore trasparenza che verrà così introdotta nei mercati permetterà di contrastare il noto fenomeno del greenwashing, un’ingannevole strategia di comunicazione con la quale viene promossa la vendita di determinati prodotti finanziari, di cui viene decantata la sostenibilità, quando in realtà essi non posseggono tale requisito. Inoltre, è in corso di approvazione un regolamento comunitario che obbligherà i consulenti finanziari e i soggetti addetti alla vendita di strumenti finanziari a indicare gli impatti sociali e ambientali a lungo termine prodotti dalle attività economiche delle società nelle quali propongono di investire.
I prodotti sostenibili, prima limitati a investimenti nel capitale di rischio in imprese quotate e quindi in azioni e quote partecipative, si sono successivamente ampliati, in modo da poter soddisfare le necessità di investimento dei diversi soggetti e adattarsi alle preferenze e alle propensioni al rischio dei più diversi investitori. Così gli investitori con una più alta propensione al rischio possono ora acquistare titoli di capitale di società startup o non quotate (private equity), o fondi comuni d’investimento azionari, mentre i soggetti con propensione più bassa hanno a disposizione investimenti in obbligazioni e fondi comuni obbligazionari (sia societari, che governativi e sovrannazionali) e fondi bilanciati.
Una delle strategie operative più ampiamente utilizzate per la selezione delle società in cui investire è quella dello screening, sia negativo che positivo.
Lo screening negativo o di esclusione comporta l’esclusione di società e/o di settori economici che si ritiene non rispettino gli standard di sostenibilità ambientale, sociale e di governo societario o che siano esposti a maggiori rischi di inquinamento. Le esclusioni più ricorrenti riguardano le imprese con attività legate alla produzione e distribuzione di tabacco, armi, alcool, pornografia, gioco d’azzardo, energia nucleare, sperimentazione sugli animali, estrazione, raffinazione e distribuzione di petrolio e prodotti derivati, attività estrattive di minerali, ingegneria genetica e produzione di organismi geneticamente modificati.
Lo screening positivo o di inclusione prevede invece che la selezione dei settori e delle società in cui investire avvenga sulla base del grado di rispondenza agli standard sopra richiamati.  Questa strategia mira a promuovere gli investimenti in società considerate virtuose per l’impegno a favore della sostenibilità nello svolgimento della propria attività. Elementi di valutazione in questo senso possono essere la trasparenza della gestione, la democrazia interna, la valorizzazione delle risorse umane, la partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale, il rispetto dell’ambiente, la qualità dei prodotti, la salvaguardia della salute e l’adesione a convenzioni internazionali socialmente rilevanti.
Una ricerca condotta da Eurosif, l’associazione che raggruppa i forum nazionali europei per gli Investimenti Sostenibili e Responsabili, evidenzia che il mercato italiano degli investimenti responsabili ha raggiunto alla fine del 2017 la somma di circa 2,08 trilioni di Euro, di cui oltre la metà rappresentati da fondi di investimento, principalmente grazie alle decisioni di investimento degli investitori istituzionali, come compagnie di assicurazione e fondi pensione. I dati raccolti testimoniano una crescente disponibilità anche degli investitori privati (retail) a investire in prodotti SRI: il 45% dei risparmiatori considera gli aspetti di sostenibilità molto importanti nel settore finanziario ed è interessata a investire in SRI, sebbene lamenti un’inadeguata trasparenza e una mancanza di educazione finanziaria.
Inoltre è modesta la percentuale dei soggetti che sono prevenuti a impegnare risorse in investimenti SRI per la preoccupazione che i rendimenti da essi conseguibili sarebbero inferiori a quelli offerti dai prodotti tradizionali, cioè non SRI. In merito, va osservato come diverse ricerche empiriche che hanno esaminato analiticamente i rapporti che le strategie di sostenibilità, ambientali, sociali e una buona governance hanno sul costo del capitale, sulle prestazioni operative e sul valore delle azioni delle società abbiano concluso che eccellenti pratiche di sostenibilità portano a miglioramenti delle performance economico-finanziarie e delle prestazioni operative, a una riduzione dei costi di raccolta dei capitali e un rialzo dei valori azionari delle aziende interessate. Quindi gli investimenti SRI, ben lungi dall’offrire rendimenti inferiori a quelli ottenibili dagli analoghi prodotti finanziari tradizionali, offrono in realtà rendimenti superiori, in particolare se si considerano gli investimenti in azioni e permettono inoltre una mitigazione dei rischi ai quali la società in cui si è investito è esposta, garantendo così indirettamente un contenimento della rischiosità dell’investimento.
In uno dei prossimi numeri verranno esaminate alcune delle principali tipologie di investimenti sostenibili.

Riguardo l'autore

Marco Fiameni

Marco Fiameni

Area: Revisione Legale, Procedure fallimentari, bilancio e principi contabili, bilancio di sostenibilità e bilancio integrato