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Lavorare al Nord dal Sud: l’idea del South working



Se da un lato gli esercizi commerciali e il settore immobiliare nei centri storici temono il peggio, c’è invece chi intravede nella diffusione del lavoro da remoto una grossa opportunità. Come gli ideatori del progetto “South working - Lavorare dal Sud”, un gruppo di trentenni che immagina il lavoro agile come un’occasione per tanti lavoratori di fare ritorno al Sud. Il proposito è abbandonare i grandi centri urbani sovraffollati, dove il costo della vita è spesso insostenibile, per ripopolare le città d’origine del Meridione, e qui vivere a costi più bassi, continuando però a prestare servizio a distanza.
Restare nelle grandi città o fuggire, dunque. E se esistesse una soluzione intermedia? Lo smart working non è lavorare solo da casa. Ma aggiornare il nostro modo di produrre a una versione nuova, in cui l’individuo lavora per obiettivi, abbraccia le tecnologie digitali e ha maggiore flessibilità e libertà nella scelta del luogo in cui opera, in simbiosi con il resto del team aziendale. Il lavoro si adatta allo stile di vita. C’è chi vive lo smart working in ufficio 5 giorni su 5 e chi si trattiene 6 mesi in una baita in montagna. Ciò che si persegue è il benessere individuale del lavoratore e quello collettivo dell’azienda. È un fraintendimento associare lo smart working solo al lavoro da casa o usando Internet.

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