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Etichette alimentari

Anche per latte e latticini più trasparenza

A partire dalle ultime decadi degli anni 2000, nel settore dei prodotti alimentari sono state intraprese numerose azioni volte a rafforzare la consapevolezza dei consumatori in merito a quanto stavano acquistando. Ciascuna delle scelte che si sono susseguite nel tempo, nascevano dalla necessità di accrescere le informazioni messe a disposizione in modo da aumentare la trasparenza e conseguentemente migliorarne le scelte. 
La maggior parte delle decisioni del legislatore, nascevano sulla scia di vari scandali alimentari che hanno avuto inizio con l'emergenza “mucca pazza”, passando per lo scandalo del pollo alla diossina e dell'influenza aviaria, sino ad arrivare al caos della mozzarella blu.

Meccanismi di tracciabilità e rintracciabilità
Parallelamente alle questioni igienico sanitarie, è nato, e successivamente è stato rafforzato, il meccanicismo della tracciabilità e quindi della rintracciabilità degli alimenti. 
Con l’introduzione di questi due sistemi, tutti i soggetti partecipanti in modo attivo al processo di “costruzione” degli alimenti, venivano responsabilizzati ulteriormente al ruolo che ricoprivano accrescendo così la loro responsabilità. 
Con questo meccanismo, a partire da ogni fase della catena produttiva è possibile risalire a tutte le fasi cui è sottostato il prodotto passando per ogni soggetto che vi ha preso parte. Mediante questo meccanismo siamo in grado di capire, in caso di non conformità, dov’è sorto il problema e appurare le giuste responsabilità.
Gli elementi utili per valutare un prodotto sono molteplici e differenziati a seconda del tipo di locale in cui ci troviamo. La conoscenza del venditore oppure l’accuratezza delle informazioni riportate in etichetta sono fattori discriminanti di grande importanza. Proprio in merito a quest’ultimo fattore, è bene dire che in passato sono state realizzate leggi e regolamenti che elencano quali informazioni possono o meno esservi riportate, e in alcuni casi anche come.

Le nuove etichette di latte e latticini
L’ultima variazione in ordine temporale, apportata in etichetta, riguarda molti prodotti lattiero-caseario ma solo se commercializzati in Italia e in Francia. 
Il nostro Paese infatti, dopo i cugini transalpini, potrà utilizzare per un periodo sperimentale di due anni l’indicazione geografica obbligatoria per il latte e per i prodotti derivati. La Commissione Europea, infatti, ha dato il via libera alla richiesta italiana, poiché sono scaduti i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 (regola del silenzio/assenso). La notizia è stata annunciata da Coldiretti, una delle principali associazioni di categoria, al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio e, successivamente, in occasione della Giornata nazionale del latte Italiano a Milano. 
Un risultato apprezzato dal mercato con il prezzo del latte italiano alla stalla “spot”, venduto cioè al di fuori dei normali contratti di fornitura, che è salito del 71% passando dai 24,74 centesimi della fine di aprile ai 42,3 centesimi al litro della fine di settembre, secondo l’analisi di Coldiretti.
Le nuove etichettature molto probabilmente non saranno sugli scaffali già nel mese di gennaio 2017, anche perché, come ha ribadito il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi, è impossibile adeguarsi alle nuove regole in soli due mesi. 

Cosa diranno le etichette?
Il provvedimento afferma che in etichettatura dovrà essere presente: 
1. Paese di mungitura (nome del Paese nel quale è stato munto il latte), 
2. Paese di condizionamento (nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato), 
3. Paese di trasformazione (nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato). 
Se il latte è stato munto, condizionato e trasformato nello stesso Paese, l’indicazione può essere assolta con la dicitura “origine del latte: nome del Paese”. 
Se invece il latte proviene da diverse nazioni, l’etichetta dovrà riportare la scritta “miscela di latte di Paesi UE”, oppure “miscela di latte di Paesi non UE”. La stessa cosa vale per le altre fasi della lavorazione.
 
Come già accennato, la nuova etichetta sarà adottata in via sperimentale per due anni e non è detto che rimarrà in uso in modo permanente: infatti, è anche possibile che in futuro la Commissione Europea decida di bloccare queste iniziative nazionali che possono creare ostacoli al mercato unico.

Benefici per produttori e consumatori
“Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”, è quello che afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, aggiungendo anche che “questo provvedimento è un grande segnale della stretta alleanza che esiste tra il nostro Paese e la Francia”.
1.7 milioni di vacche da latte presenti in Italia possono finalmente mettere la “firma” sulla propria produzione di latte che è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiori grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa. Inoltre tale provvedimento salva 120mila posti di lavoro nell’attività di allevamento da latte che generano lungo la filiera un fatturato di 28 miliardi.
Al consumatore attento, però, non è sfuggito il fatto che in Italia già da alcuni anni molte latterie e centrali del latte indicano in modo chiaro l’origine della materia prima. 
Probabilmente il provvedimento darà una maggiore trasparenza al settore dei latticini dove regna una certa confusione. 
Insomma, l’etichettatura d’origine del latte non sarà una grande rivoluzione, ma sicuramente un’iniziativa di tutto rispetto.
 
Fonte
  • Da gennaio 2017 nuove etichette del latte, “Ecco come leggerle” Gambero Rosso”;
  • Coldiretti. “Latte: storico via libera obbligo di provenienza in etichetta”;
  • Il giornale del cibo, “Come leggere le nuove etichetta del latte in arrivo a gennaio”;
  • Il giornale del cibo, “Nuove etichette sugli alimenti”;
  • Il fatto alimentare, “Anche in Italia l’etichetta d’origine per latte e latticini”;
  • Il fatto alimentare, “Origine della carne e del latte in etichetta anche per i prodotti trasformati, via libera di Bruxelles alla sperimentazione in Francia per due anni”;
  • Steaming Up, “Viva l’Italia del latte e dell’etichetta”;
  • Il sole24 ore, “Firmato il decreto per l’etichetta d’origine del latte italiano”;
  • La Stampa, “Arriva l’etichetta geografica del latte”;
  • Coldiretti, “Ue: storico via libera a etichetta Made in Italy sul latte”.

Riguardo l'autore

Nicola Bini

Nicola Bini

Area: Ambiente