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Anziani: i loro diritti da tutelare

Il rispetto verso gli anziani è un valore della nostra società che non dovrebbe mai essere dimenticato, poiché siamo consapevoli dei sacrifici che hanno fatto e che, molto spesso, continuano a fare, per dare una mano ai figli, intervenendo personalmente, non solo aiutando, per crescere i nipoti, ma anche elargendo risorse finanziarie, per difficoltà economiche che la famiglia contemporanea incontra spesso, soprattutto perché non vengono conseguiti i redditi necessari, per far fronte alle esigenze primarie della famiglia.


Può accadere che i nostri cari, ad un certo punto della loro vita, vuoi anche per le pensioni, non sempre sufficienti per far fronte a tutte le esigenze ordinarie, non siano più in grado di essere completamente sufficienti.
Di fronte a tali situazioni problematiche ci si chiede quali siano i diritti dell’anziano.

Lo Stato
Innanzitutto, lo Stato interviene sotto più aspetti, prevedendo servizi per l’anziano che, perdendo l’autosufficienza, ha bisogno di assistenza continua. Altresì, sono previste agevolazioni e bonus, se l’anziano ha i requisiti per usufruirne.

Il ruolo dei figli
Oltre che dallo Stato, com’è naturale che sia, l’anziano ha diritto all’assistenza anche da parte dei propri figli. Secondo più sentenze pronunciate da parte della Corte di Cassazione, l’anziano è considerato incapace di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, per il solo fatto di non poter più svolgere un lavoro, data l’età; di questo stato, l’anziano non è tenuto a fornire prova, in quanto è la legge stessa che considera implicita l’incapacità dell’anziano di produrre un reddito, per le sue necessità economiche.
Qualora sopravvenga la non autosufficienza dell’anziano, oppure si aggravi la malattia in corso da cui è stato colpito, i figli hanno il dovere, secondo quanto stabilito dalla legge, di versare al genitore gli alimenti; ciascuno, in proporzione alla propria disponibilità finanziaria. Ciò, a prescindere dalla convivenza dei figli con i genitori anziani.
Nel caso in cui uno dei figli non disponga di denaro per versare gli alimenti al genitore anziano può sopperire al suo obbligo di assistenza, ospitandolo in casa propria e provvedendo a mantenerlo. Qualora non vi sia accordo tra i figli, su chi di loro s’impegni a versare gli alimenti ai genitori, i diritti di questi ultimi saranno garantiti e tutelati da un giudice, che deciderà la soluzione migliore, tenuto conto del bisogno del genitore e delle condizioni economiche di chi dovrà provvedere al pagamento degli alimenti.

Inadempienza
In caso di inadempienza a tale obbligo, i figli potrebbero avere seri problemi con la giustizia, poiché la legge prevede il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, previsto dall’art. 433 e seguenti del Codice Civile.
Si evidenzia la gravità nel compiere questo reato che, secondo il Codice Penale, comporta la reclusione fino a 1 anno e una multa da € 103,00 a € 1.032,00.
Situazione pressoché analoga, prevista dalla legge, è quella del caso in cui i figli non prestano le cure e l’assistenza necessaria ai genitori; essi commettono il reato di “abbandono di minori o di persone incapaci”. Tale reato è previsto, non solo per chi lascia incustoditi i bambini, ma anche per chi non assiste una persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia, per vecchiaia o per altri motivi.
Questo reato prevede un periodo di reclusione che va dai 6 mesi ai 5 anni. Qualora a commettere il reato sia una persona vicina all’anziano che ha bisogno di cure e assistenza come un figlio o il coniuge, la pena può aumentare.
Anche qualora i figli ottenessero una firma di rinuncia all’assistenza da parte dei genitori, secondo la legge, ne sarebbero responsabili comunque, in quanto i genitori, poiché anziani, si trovano in una condizione oggettiva di incapacità.

La demenza senile
Una casistica ricorrente di bisogno di cure da parte del genitore anziano è quella in cui quest’ultimo venga colpito dalla demenza senile.
Questa, pur non essendo una malattia grave, è una malattia seria. Il medico di base che segue l’anziano prescriverà alcuni esami per determinare il grado di demenza dell’anziano ed individuare la cura più appropriata al caso specifico.
Il medico dell’Asl competente sul territorio ove risiede l’anziano effettua una visita e certifica la sua non autosufficienza segnalando il grado di gravità della malattia in corso.
A questo punto, il figlio contatterà il Servizio Sociale del Comune in cui risiede l’anziano, fissando un appuntamento presso il domicilio, producendo i documenti necessari tra cui l’eventuale certificato d’invalidità e il modello ISEE.
 
Gli assistenti sociali valuteranno se scegliere un ricovero diurno, oppure l’assistenza domiciliare, oppure ancora un ricovero presso una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale).

I bonus e le agevolazioni
Gli anziani che soffrono di demenza senile hanno diritto al “voucher demenze”, rivolto sia ai pazienti in fase iniziale della malattia, sia ai parenti. Questo servizio può essere richiesto dalla famiglia che si trova in difficoltà a gestire l’anziano e che ha bisogno di aiuto.
 
Per ottenere tale voucher, occorre rivolgersi al medico di base, che effettuerà la pratica per farlo attivare, presa visione della relazione dell’assistente sociale del Comune di residenza del malato.

Un aspetto sconosciuto ai più, è quello del diritto del malato di Alzheimer di essere ricoverato presso una Rsa, con spese a carico totale del Servizio Sanitario Nazionale. La struttura non potrà rivalersi nei confronti dei parenti, per ottenere un pagamento delle cure e dei servizi prestati all’anziano malato di Alzheimer, qualora quest’ultimo, nel frattempo, fosse deceduto.
I malati di Alzheimer hanno anche diritto all’assistenza domiciliare che può essere di tipo sanitario oppure di tipo sociale. Il primo è un servizio gratui-to dell’Asl rivolto a persone con patologie croniche quindi anche ai malati di Alzheimer; quello di tipo sociale, invece, prevede prestazioni di natura socio-assistenziale, aventi l’obiettivo di consentire all’anziano di continuare a vivere nel suo ambiente e di evitare il ricovero in strutture dedicate.
Tra i diritti che la legge riserva all’anziano, vi è anche l’indennità di accompagnamento. Essa viene assegnata quando la persona non può deambulare autonomamente e ha bisogno dell’aiuto inevitabile e continuo di un accompagnatore, oppure qualora trattasi di una persona che ha bisogno di assistenza continua non essendo più in grado di svolgere le normali azioni di vita quotidiana.
Qualora i parenti ritengano che l’anziano non disponga più delle proprie capacità di intendere e volere, naturalmente dietro certificazione medica, possono ricorrere al giudice, richiedendo di nominare un amministratore di sostegno, al fine di tutelare i diritti dell’anziano, da eventuali malintenzionati, che volessero appropriarsi indebitamente delle sue proprietà o dei suoi risparmi.

La Legge 104/1992
La persona anziana con problemi di salute ha anche il diritto di essere assistita dai parenti, durante l’orario di lavoro di questi ultimi, ciò è previsto dalla legge 104/1992 che consente ai familiari di richiedere dei permessi per prestare un’assistenza urgente al malato oppure assisterlo in certi periodi della malattia, utilizzando dei permessi speciali.
Questi familiari possono assentarsi dal lavoro per 3 giorni al mese oppure per due anni consecutivi; ciò, subordinatamente alla convivenza con l’anziano e che venga prestata assistenza continuativa.

Riguardo l'autore

Valeria Tomatis

Valeria Tomatis

Area: Startup innovative